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Analisi

Variabili spaziali

Variabili demografiche

Variabili trasportistiche

Variabili socioeconomiche

 

Sintesi dei risultati

Catania costituisce il core di un’area funzionale urbana (FUA), di cui copre un terzo del territorio urbanizzato (34%) e circa la metà delle aree urbane dense (49%,1), a cui corrisponde una percentuale di popolazione residente quasi equivalente (46,2%). Il sistema urbano è monocentrico compatto, compreso per oltre la metà (54,4%) entro un raggio urbano di 2,5 km e pressoché integralmente entro 5 km (98,9%): condizione favorevole all’istituzione di ZTL estese (tipo LEZ) per arrestare o filtrare i flussi in entrata. Dal punto di vista topografico, la rete viaria in AUD si sviluppa in piano (pendenza < 4%) per il 71,4%. Considerando l’intera area urbanizzata, caratterizzata dalla presenza di ampie zone industriali esterne all’urbanizzato denso, la classificazione dei tessuti secondo l’articolazione ripresa da Newman et al. (2016) vede prevalere i tessuti dell’”automobile city” (60,9%, di cui 48,2% in area suburbana), con una percentuale di “walking city” (26,6%) a coprire quasi per intero l’area urbana centrale.

La distribuzione delle funzioni di base restituisce una notevole propensione alla prossimità urbana (45,9% dell’area urbanizzata con accessibilità “alta” + 20,6% con accessibilità “ottimale” a servizi di vicinato). Per quanto riguarda invece le attività specialistiche (“poli attrattori”), queste ricadono prevalentemente nelle zone industriali all’interno del territorio suburbano, occupandolo per un terzo della superficie (33,4%), a fronte del 13% di AUD occupata da servizi sovralocali attrattivi. Tale condizione associata a una domanda di mobilità attratta dal territorio suburbano che tendenzialmente incoraggia l’uso dell’automobile, in parte “mitigabile” dal car-pooling e da servizi di TPL flessibili o dedicati. Nel complesso, la dimensione “funzionale” si discosta dalle propensioni espresse dalla dimensione morfologico-strutturale soprattutto per quanto riguarda la mobilità individuale motorizzata (19,92% contro 9,16%), con ripercussioni anche sulla soft mobility (in questo caso “premiata” dagli indici di prossimità: il rapporto è tra 51,57% della dimensione funzionale contro il 42,88% di quella strutturale) e soprattutto sul TPL (28,51% contro 47,96%). La media, espressa dal “Virtual share territoriale” mostra una propensione complessiva dell’insediamento divisa quasi a metà fra soft mobility (47,22%) e mobilità motorizzata, potenzialmente copribile per il 38,24% dal TPL; resta dunque una percentuale non irrilevante - 14,54% - di mobilità individuale non comprimibile dipendente dall’assetto spaziale della città, destinata a incidere nel calcolo dell’Optimal share (step 3). Quanto alle misure push, con circa la metà (46,5%) della rete viaria urbana in AUD classificata come ”locale” e quindi assoggettabile a Zona 30 (o regimi di restrizione simili), il confronto tra gli indicatori spaziali suggerisce possano contribuire per il 26% alle strategie locali di riequilibrio modale.

Per quanto concerne l’indicatore di “propensione” demografico, la distribuzione della popolazione per fasce di età, esso evidenzia, come a Torino, un’incidenza della popolazione con età ≥ 60 anni pari a circa un terzo, che impatta negativamente sulla propensione alla soft mobility. Il Virtual share demografico che ne risulta restituisce, sotto il profilo delle propensioni anagrafiche, una situazione nel complesso equilibrata tra soft mobility (37,17%), TPL (33,89%) e mobilità individuale meccanizzata (28,95%).

Diversi i valori del Virtual share chilometrico, ottenuto dall’analisi degli spostamenti sistematici quotidiani per fasce di distanze in relazione alla “pertinenza” per ciascuna fascia dei modi più sostenibili per coprirli, dove a pesare è l’elevata percentuale di spostamenti interni a corto raggio: per il 50,2% entro i 2,5 km, più un’ulteriore 29,6% compreso fra 2,5 e 5 km. Sulla base di questo specifico parametro, in linea col paradigma A-S-I, la soft mobility potrebbe assorbire così il 45,76% degli spostamenti. Con un contributo del TPL pari al 34,71%, la quota indispensabile di mobilità individuale motorizzata viene quantificata nel 19,53%.

Ultimo aggiornamento

26.05.2026

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